DIARIO DI BORDO
DI UNA TRAVERSATA ATLANTICA

Consigli di viaggio, sensazioni, ricette, aneddoti e riflessioni di un curioso

In questo diario ho riportato tutti i fatti accaduti a bordo del nostro catamarano, tutto quello che ho studiato, che ho letto, che mi è stato insegnato e che ho vissuto durante la mia prima traversata dell’Oceano Atlantico fatta su un Catamarano che dal sud della Francia mi ha portato ai Caraibi. Per tutti quelli che hanno intenzione di affrontare un’avventura del genere o solo sognarla in queste pagine ho inserito tutto quello che ho imparato e scoperto, dai dati tecnici alle ricette, dalle sensazioni ai tempi di navigazione. "A proposito di pasta o meglio di cottura della pasta, se si è su una barca in mezzo al mare potrebbe capitare che vi venga in mente una strana idea come quella che è venuta a me proprio mentre mettevo sul fuoco l’acqua per gli spaghetti. Essendo quest’ultima salata, salata come il mare (forse) perchè non provare il particolare e unico piacere di un piatto di spaghetti cotti direttamente nell’acqua del mare?"

ROMANZO genere Racconto di viaggio

GUIDA ALLA LETTURA

CAPITOLO DEL 1 dicembre

1 dicembre 2016, giovedì
Tempo nuvoloso con nebbia e sporadiche piogge
Giorno n° 6
Luogo: La linea de la Conceptión (Spagna), accanto a Gibilterra
Posizione: Latitudine – N 36.1570 Longitudine – E -5.3577

Questa mattina quando mi sono svegliato eravamo davanti al porto di Gibilterra, ma era quasi impossibile vederla per la nebbia. Purtroppo lì non siamo riusciti a trovare un approdo libero. Cercando siamo riusciti a trovare posto solo nel porto de La linea de la Conceptión che sta accanto a quello di Gibilterra, ma in terra spagnola. Questo in pratica è contiguo ed uguale a quello di Gibilterra, ma per le diverse condizioni fiscali è sensibilmente più costoso. L’Europa è anche questo.
Dopo la difficile traversata di ieri e di questa notte anche per questo contrattempo, siamo riusciti a rilassarci solo in tarda mattinata dopo aver ormeggiato.
Dopo una notte praticamente insonne per Roby e Jean, che sono dovuti stare sempre con gli occhi fissi sull’orizzonte, un po’ di riposo era assolutamente dovuto. Jean, solo quando ci ha visti sereni ci ha confessato che questa mattina, quando il sole stava sorgendo e la nebbia era più fitta, un cargo che non ha voluto modificare la sua rotta nonostante noi avessimo la precedenza, ci è passato a poco più di 100 metri di distanza e non ci è venuto addosso solo per una repentina manovra fatta prontamente da Jean. Il sorriso con cui ha raccontato quello che abbiamo rischiato non mi ha permesso di capire se la cosa lo abbia terrorizzato o divertito. Anche se avessi potuto non sono andato ad indagare ed ho preferito andarmi a fare una doccia e per lavarmi e per rilassarmi. D’altronde ormai stavano diventando veramente troppi i giorni di rinvio di una doccia dovuti al mare mosso. Da oggi credo di aver capito che tutte queste cose fanno parte del normale vivere su una barca a vela e come tale o lo si accetta o si scende. Io, fatta una doccia, sono tornato in cuccetta per riposare. In tarda mattinata ci ha raggiunto a bordo il nuovo membro dell’equipaggio. Come sapevamo è spagnolo. Si chiama Jaime, un avvocato stranamente troppo sorridente per la sua categoria.
Di primo impatto è piaciuto a tutti, forse per la sua simpatia o forse perché quando è arrivato ha portato a bordo una selezione di formaggi spagnoli come il Manchego e di affettati come il Jamón Serrano e Pata Negra. Con il suo arrivo a bordo si è però complicata la questione lingue. Al momento abbiamo Kesie che parla solo inglese, quattro italiani che nell’insieme parlicchiano inglese, Jaime che parla un buon inglese e Jean che, da bravo francese e come molti italiani, parla solo uno stentato inglese. Da ciò è facile dedurre che a bordo la lingua più usata è… l’italiano perché a dispetto della logicità io e i tre compatrioti abbiamo fatto valere la forza dei numeri.
Dopo quasi una giornata di digiuno, al pranzo del mio (passato) compleanno ci siamo rifatti con una abbondante spaghettata al pomodoro (di cui a seguire allego la mia ricetta) innaffiata con del prosecco portato a bordo dall’Italia appositamente per questo brindisi. Bevuto il caffé, io e Giulia, abbiamo raggiunto e superato il confine tra Spagna e Gibilterra e siamo andati ad esplorare questa piccolissima provincia inglese. Se passare la dogana spagnola è stata una formalità, per entrare a Gibilterra abbiamo dovuto mostrare il passaporto poiché questo pezzo di Inghilterra, anche se è un paese UE (Brexit permettendo), non fa parte dell’area degli accordi di Schengen. Fatti dieci metri abbiamo visto la prima stranezza di questa microscopica parte dell’Inghilterra. Poco oltre la dogana abbiamo dovuto attraversare la pista dell’aeroporto che si stende dentro la città e che va da una costa all’altra della penisola. Solo dopo siamo entrati tra i piccoli vicoli di Gibilterra. Dopo l’odore di paella pare incredibile che siano sufficienti quattro passi per trovarsi tra le vie di una città tipicamente british. Così tipica da essere nebbiosa, piovosa, cara e tipicamente old style, cittadini e il loro modo di vestire compresi. Nell’insieme bella e interessante. Peccato avere avuto solo poche ore per visitarla.
Dopo la passeggiata british, per ridare un tono mediterraneo a questo diario allego la mia ricetta per la spaghettata italiana per eccellenza...

 

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