LO SQUALO LUCE Zeta

Quando tutto ebbe inizio

Quando in mare affonda una nave è sempre una tragedia. In questi casi il mare, suo malgrado, accetta il relitto e reagisce cercando di incorporarlo nel suo ambiente. Alcune volte alle tragedie fanno seguito delle bellissime immersioni. In altri casi, come quando affonda una nave piena di veleni, il mare e le sue creature reagiscono in modo inaspettato e da quel momento tutto è possibile.

ROMANZO genere Triller Avventura

GUIDA ALLA LETTURA

INCIPIT
 CAPITOLO 1


Mi sto pentendo di aver accettato di immergerci qui alle Isole Brothers.
Perché mi sono fatto convincere da quelli del diving a venire in queste acque? Perché? E Perché ho questa brutta sensazione?
Io qui mi sono immerso decine di volte e mai ho avuto questo tipo di sensazione. Il mare, eccolo qui davanti, è sempre lo stesso. Il Mar Rosso. Perché questa volta mi pare diverso?
Non so. Forse sono solo stanco.
È vero. Nelle ultime settimane ho lavorato troppo. Forse dovrei semplicemente smettere di fare due lavori. Prima mi consideravo fortunato nel poter fare il biologo marino e la guida subacquea. E ora? Ora mi pare tutto strano, diverso. Probabilmente quell’affondamento e le sue conseguenze mi hanno sconvolto e stressato più di quello che immaginavo. È da allora che questo mare, come tutto qui attorno, mi appare diverso.
Forse sarà per quelle storie che mi hanno raccontato o per quella... quella foto che... Non so.
Dopo tante ricerche e esami ancora non so cosa sia successo qui sotto e forse avevano ragione quelli del diving quando mi hanno detto:
- Visto che ci hai tanto parlato di quel che si dice sia successo in quella zona di mare, accettando potrai vedere tu stesso se quello che ti hanno raccontato è vero - per poi aggiungere ridacchiando - Tu stai studiando quelle cose vero? Beh allora và, così potrai controllare il mare anche lì a largo e accompagnerai i nostri subacquei. Secondo noi dopo riceverai anche una mancia generosa.
Mah. Per certi aspetti hanno ragione. Dopo l’affondamento di quel cargo porta container, il Kobu Shin Pii, con tutto il suo carico di chissà quali schifezze e veleni, avvenuto poco a nord del confine tra l’Egitto e il Sudan, io non mi sono risparmiato nelle osservazioni e nei campionamenti. Ho cercato in tutti i modi di capire se le successive morie di pesci erano una diretta conseguenza dell’affondamento o meno, ma ancora non ho trovato nulla di certo. Molti hanno considerato quell’affondamento una semplice sventura del mare, una delle tante, ma quelle cose che ho visto non mi sono sembrate normali. Tutti quei pesci morti io li ho visti con i miei occhi. Molti hanno invocato il riscaldamento globale e nessuno ha creduto a quel che hanno raccontato i pescatori beduini. Già, loro, con quella mania di raccontare storie di ogni tipo e di riferire sempre di mostri di mare, per molti non sono credibili. Le autorità locali hanno indagato per un paio di giorni e subito dopo hanno chiuso il caso dicendo che tutto era nella norma e che quelle lamentele e quei racconti miravano solo ad avere dei sussidi. Io mi sono fatto un’idea diversa di quel che è successo. Quella nave ha delle gravi responsabilità, ma ancora non ho potuto dimostrarlo. I risultati dei campionamenti fatti lungo la costa per l’istituto hanno sempre riportato solo tracce non significative di sostanze tossiche o anomale e i parametri chimico fisici sono sempre risultati vicini alla norma. Loro non lo hanno capito. Era proprio quella normalità ad essere strana.
Come è stato possibile che in presenza di estese morie di pesci nell’acqua non sia mai stato rilevato niente di anomalo? E poi quel racconto e quella foto. Neanche quelli dell’istituto li hanno presi in considerazione, ma io quella foto l’ho vista coi miei occhi. Lì niente poteva considerarsi nomale. Può essere normale un pesce morto che ha le stesse dimensioni della barca che ha sfasciato? E poi il racconto del beduino che gridava - Aduueni… aduueni…ugum -. So cosa vuol dire. Attacco. Così lo hanno definito. E cosa può attaccare una barca e fracassarla in quel modo? Da quella foto fatta con quel cellulare non si poteva vedere molto, ma si capiva che quel... quel... era... era un... enorme e... Non so.
Peccato che quei beduini non mi abbiano voluto dare quella foto. Peccato.
Anche quelli del diving m’hanno detto che i pescatori beduini amano raccontare storie inventate e mi hanno anche ricordato che dove siamo ora non s’è mai fatto male nessuno se non come conseguenza di stupidate.
Beh, hanno ragione e spero che ne abbiano anche in merito alle mance. Con le spese fatte di tasca mia per gli esami di laboratorio un po’ di soldi extra mi farebbero molto comodo.
Ma loro... Loro come fanno a sapere che questi qui mi daranno delle mance generose?
È evidente che sono stanco e tutto mi pare confuso.
Dovrei riposare e invece tra poco scenderemo in acqua.
Come da programma fatto dal diving oggi dovremmo esplorare il Numidia, uno dei due relitti di Big Brother. Bello e interessante per molti, ma per me è solo il relitto di un’altra barca affondata e ogni affondamento è un guaio.
Posso solo sperare che questa mattina qualche pesciolino colorato riuscirà a farmi rilassare.
“Ciao John!” sento all’improvviso arrivare da lontano.
“Ah... Si... Ciao Paolo” replico ancora perso nei miei pensieri
“Tutto bene? Ti vedo pensieroso?” mi chiede Paolo con la faccia preoccupata
“Si, tutto bene… Bene. Stavo... Stavo pensavo a… al percorso dell’immersione di oggi” replico veloce
“Non ti preoccupare. Vedrai che ci divertiremo a prescindere dal programma. Ieri nell’immersione nella laguna siamo stati bravi, vero? Quindi perché preoccuparsi? Vado a prendermi un caffé, tu nel frattempo non pensare troppo a quel che dovremo fare. Noi conosciamo la zona” mi risponde Paolo scuotendo la testa mentre si allontana
“Hai ragione” esclamo annuendo per poi aggiungere sottovoce “Già. Perché dovrei preoccuparmi? Perché? Ma...”
Mh. Si sarà sbagliato.
Paolo, forse è il meno giovane del gruppo ed è un istruttore sub, ma non so altro. Lui come tutti gli altri del mio gruppo sono molto riservati, ma tutti mi hanno detto di non essersi mai immersi qui.
Come fa a conoscere la zona? Si sarà confuso. Sarà stata la mancanza di caffé.
“Ciao!” esclama un’altra voce. È Ciro che raggiungendoci sul ponte della barca ci saluta con un ampio cenno della mano
 

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