GLI SQUALI PARLANO

Raccolta di racconti per ascoltare il mare

Si dice che alcune volte siano le peggiori situazioni a far uscire fuori il meglio di se. E cosa c'è di peggio dell'incontrare un grosso squalo sott'acqua per capire come funziona un cervello di un subacqueo amante del mare? E cosa succede dentro mentre fuori uno squalo si avvicina con molta calma, ma con altrettanta determinazione proprio dove si sta nuotando? Una storia realmente accaduta o meglio il racconto di quel che ha fatto l'autore alcuni anni fa e che probabilmente non farà mai più, ma che dopo quell'episodio ha sentito di non essere più lo stesso, non tanto per quel che gli è successo, ma per quello che quello squalo gli ha detto.

ROMANZO genere AVVENTUROSO

GUIDA ALLA LETTURA

CAPITOLO PRIMO

La superficie del mare è piatta.
Vista da sotto, sembra un enorme specchio liquido forato dai raggi del sole.
Anche se siamo in acque tropicali, gli ultimi metri ci accolgono sempre con il piacere di qualche grado in più. È come un caldo abbraccio che ti accoglie dopo aver a lungo pinneggiato e ti fa sentire più vicino a casa. Più vicino al tuo mondo dove l’aria non ti arriva attraverso un tubo e dove i piedi possono sentire il peso del corpo e possono trovare la certezza di un solido sostegno.
Forse però chi s’immerge vuole proprio perdere queste sensazioni, almeno fin quando non ha fatto un’abbondante scorta di emozioni e ricordi.
Chissà quante decine di specie differenti di pesci abbiamo visto guizzare attorno a noi e chissà quanti tipi di artropodi, molluschi o altri invertebrati che camminavano, strisciavano o erano perfettamente immobili tra coralli e gorgonie abbiamo tentato di riconoscere esplorando questo reef. Nonostante questo, non so perchè, oggi sento che c’è qualche cosa di strano. Certo non abbiamo riconosciuto tutto, ma ho come l’impressione che ci sia sfuggito qualche cosa. Come se a questa immersione sia mancata qualche cosa.
Conosco bene questi mari e so che qui non è facile riportare la testa fuori dall’acqua, questa volta però sento che la sensazione è diversa.
Il manometro di tutti, già da qualche minuto, è sulla zona arancione, quindi non si tratta più di scelte, dobbiamo uscire. Nonostante ciò, la sensazione di non aver finito qui è forte.
Non capisco.
Chiudo gli occhi per qualche secondo come a trovare le condizioni per fare ordine tra le mie sensazioni. Posso permettermelo solo per pochi attimi, la mia responsabilità di guida subacquea non concede di più anche se gli altri quattro sub sono proprio qui davanti a me.
Avendo ancora la testa sotto il pelo dell’acqua ne approfitto per godermi qualche secondo di silenzio rotto solo dal morbido gorgogliare delle bolle dell’erogatore mentre il mio occhio continua a vagare per cercare chissà cosa.
Tutto attorno è blu di infinite sfumature. Poco prima del tramonto l’acqua ha sempre questo particolare colore. Davanti a ciò non vorrei, ma so che dobbiamo uscire. Con l’assetto positivo oramai acquisito in ogni caso è difficile fare altrimenti. D’istinto, non per coscienza, guardo un’ultima volta tutto attorno. Nulla. Bah, dopo tutto quello che abbiamo visto la mente continua ad avere strane pretese. Forse dipende dal protossido d’azoto, conseguenza della respirazione di aria compressa in profondità, e della sua strana azione tanto euforizzante quanto sedativa che ancora residua nel mio corpo a farmi fare certi pensieri. Devo farmi coraggio e uscire da questo mondo e da queste sensazioni.
D’istinto chiudo gli occhi.
Chi non lo farebbe quando sa che sta rompendo uno specchio, una specie di Stargate, una porta che ti fa passare da un mondo all’altro? Riaperti, li tengo un po’ socchiusi. Sono i primi a rendersi conto del nuovo ambiente quando riprendono a vedere il rosso con tutte le sue tonalità. Dopo tocca alle orecchie quando riacquisiscono la funzione di udire i suoni acuti. L’ultima ad accorgersi dell’emersione è la pelle quando riprende nuovamente la capacità di percepire le gocce del mare che scendono lungo il viso.
Mantengo l’erogatore in bocca. Non per desiderio, ma per abitudine alla sicurezza. Me ne rendo conto e sorrido. Nonostante tutto e nonostante l’azoto residuo le buone abitudini restano e questo mi fa piacere anche se non mi meraviglia. Chi fa la guida subacquea sa quanto è importante la sicurezza in acqua.
Quando eravamo sott’acqua gli occhi erano abituati alla penombra ed ora, con il sole diventato una grossa palla arancione vicina all’orizzonte, i raggi negli occhi sono insopportabili. Ruotando la testa evito di farmi accecare, ne approfitto per fare un veloce controllo dei quattro subacquei che sono riemersi con me. Chi a voce e chi col classico gesto, unendo pollice e indice, tutti mi danno l’OK. Paolo, l’appassionato di video del gruppo, alza il palmo di una mano verso di me col chiaro intento di voler scambiare il cinque. Visibilmente appagato ed eccitato per le sue catture digitali mi fa cenni di assenso con la testa senza dire nulla. Anche se ha ancora la maschera sul viso vedo che mi stia facendo l’occhiolino mentre con l’altra mano agita in alto la sua telecamera scafandrata.
Non nego, queste cose mi fanno piacere e mi danno una gran soddisfazione, in ogni caso minimizzo con brevi cenni della testa restando zitto. Sento che è più compatibile con lo strano senso di vuoto che ancora mi resta dentro. Anche se nessuno altro parla, tutti si scambiano cenni d’intesa ed appaiono soddisfatti. A quanto pare l’immersione è piaciuta a tutti.
Senza dover dire nulla tutti si apprestano a salire le scalette della barca, io resto fermo in acqua a pochi metri dalla poppa della nostra barca. Non ho fretta. Perché dovrei averne? Uscirò per ultimo. Dopo un’immersione del genere perchè non farsi coccolare un poco dal lento movimento della superficie del mare. Così magari riuscirò a diluire questo strano senso di insoddisfazione.
Uno per volta, più o meno agilmente iniziano a salire sulle scalette. Augusto è il primo. Lui, che già dal primo giorno ha dimostrato di gradire la cucina di bordo, per il peso, non certo delle sole bombole, dopo aver scalato i primi due pioli fa una pausa durante la quale con la mano prima ci fa il segnale dell’OK e poi dell’attesa. Poco distante da lui la moglie Anna nonostante i suoi segnali e sapendo bene il perché di quei gesti lo incita dicendogli:
“ Su, su. Dai. Muoviti”
“Un attimo. Un attimo solo. Fammi prendere fiato che questi piombi alla cintura sono pesantissimi” replica Augusto con un po’ di fiatone.
“Si certo, Non ce la fai per i piombi, vero? Gli chiede in tono scanzonato Anna
“Si, si. Ecco, un attimo e...”
“Sbrigati, che con quella pancia lì se passasse ora uno squalo da queste parti lo faresti contento per un intero mese”
“See” replica Augusto mentre, forse per orgoglio maschile, ma con un evidente sforzo riprende a salire tra uno sbuffo e l’altro “Lascia stare la mia pancia, sono i piombi che danno problemi e poi qui di squali non ce ne sono. Chiedilo alla nostra guida” esclama indicandomi con un dito.
“Lasciala stare la nostra guida che già ha avuto pure troppa pazienza ad immergersi con noi che in acqua sembravamo tante balene” fa Anna mentre mi fa un cenno con la testa.
Preferisco non intervenire nella discussione e mi limito a scuotere leggermente la testa, Paolo invece, forse perchè sentitosi tirato in causa, mentre sale sull’altra scaletta dice:
“Non generalizzare Anna, io non sono mai riuscito a mangiare i piatti di spaghetti che mangia tuo marito”
 

Formato ebook: EURO 0,99 (escluse offerte)
Compatibile con ogni tipo di lettore digitale
DISPONIBILE QUI

Formato cartaceo: EURO 6,23 (escluse offerte)
Copertina flessibile, 153 pagine
DISPONIBILE QUI
 

ECCO LA RACCOLTA DI LIBRI DI VERBAQUA.
SCEGLI QUELLO CHE PIU' TI ISPIRA E LASCIATI RENDERE FELICE