LO VACANZE SUBACQUEE SERVIZIO DELUXE

La vacanza che ti mancava

Esistono le settimane subacquee perfette? A parere di alcuni manager di diving pare proprio di si. Loro dicono che sia sufficiente pagare un extra per un pacchetto vacanze servizio DELUXE, una vacanza dove il programma lo farà il subacqueo. Dopo sarà possibile godere di un’indimenticabile settimana di immersioni nel sud del Mar Rosso. Con una "piccola" spesa aggiuntiva ogni desiderio potrà essere preteso e le guide subacquee della settimana faranno di tutto, ma proprio tutto, per esaudire ogni capriccio a prescindere anche da elettrocardiogrammi impazziti, strani pesci tigrati e incubi di passati incontri.

Un romanzo ironico pieno di tanti squali cattivi, ma anche di squali buoni. Questo libro non contiene OLIO di PALMA, ma se dire queste cose è da stupidi, buttare della "roba" di qualsiasi tipo in mare è cosa da persone veramente molto STUPIDE.
NON fatelo mai. Godetevi e rispettare il mare, dopo le vacanze saranno tutte DELUXE.

ROMANZO genere AVVENTURA

GUIDA ALLA LETTURA
17

 

CAPITOLO 17

Quando la nostra attrezzatura era ormai pronta per la seconda immersione della giornata ci mancava solo una cosa, un’idea. Ce ne serviva una vincente capace di farci uscire dalla situazione imbarazzante in cui eravamo sprofondati. Purtroppo, nonostante i nostri sforzi, non ne avevamo neanche una scadente. Oltre a ciò era chiaro che io e Andrea stavamo perdendo la pazienza. Il segno più evidente era il fatto che io in passato non avevo mai mentito su quel che avevo visto sott’acqua e questo non mi piaceva. In una situazione critica del genere spesso è di aiuto un buon caffé. Uno vero, uno di quelli fatti con la moka e invece a bordo c’era solo della polvere nera da sciogliere in un po’ di acqua bollente.

In quel momento niente pareva girare nel giusto verso.

Con quel liquido scuro in una tazza ho raggiunto il ponte superiore della barca. Mentre ero lì, in quel momento quel che bevevo era così sgradevole da farmi venire in mente solo Giovanni e il suo assurdo programma Deluxe con tutti i pensieri neri connessi.

Quando Andrea mi ha raggiunto anche lui aveva un caffé in mano. Non so se per l’espressione che stavo mostrando mentre ero avvolto nelle mie turpi riflessioni o per il sapore di quel che stava bevendo Andrea senza dire una parola ha iniziato a scuotere la testa.

Certo il caffé faceva schifo, ma di certo anche la nostra situazione non era migliore. Di lì a poco il capitano ci avrebbe portato ad Abili Gaafar e sapevamo entrambi cosa ci avrebbe aspettato in quel sito.

Ad Abili Gaafar gli squali ci sono sempre stati e lì dire altre bugie sarebbe stato inutile. A noi sarebbe servita una scappatoia intelligente, ma a me in mente venivano solo cose stupide come il pensare di riuscire a cavarmela dandomi per malato con la febbre come facevo da bambino quando a scuola c’era il compito il classe. E Abili Gaafar è proprio come un compito in classe, è un sito complicato e impegnativo. Una cosa è andare a Jackson reef esterna nello stretto di Tiran e incontrare uno squalo martello o tra i piccoli pinnacoli di Marsa Bareka nel parco di Ras Mohammed nel sud del Sinai e vedere uno squalo balena oppure scivolare lungo le pareti delle Brothers Island poste in mezzo al mare nel sud Mar Rosso dell’Egitto e vedere un longimano nuotare anche a poca distanza. Un’altra cosa è fare un’immersione ad Abili Gaafar. Questo sito è un’enorme torre di corallo posta in mezzo al niente e come tale è sempre esposta ad intense correnti marine ed avendo pareti lisce offre solo piccoli ripari. Per questo motivo gran parte dell’immersione deve essere fatta controcorrente. Pinneggiare sott’acqua mentre si ha un erogatore in bocca che ti dà aria contata non è facile, andare a cercare squali in queste condizioni è veramente difficile. Cercare di incontrare uno squalo tigre ad Abili Gaafar è proprio da pazzi, ma in quel momento sulla Blue Dream nulla stava apparendo normale. Oltre a questo si deve considerare che nel Mar Rosso, come in tutti i mari del mondo, non esiste un sito per l’avvistamento di uno squalo tigre e ogni volta che se ne incontra uno è sempre da considerarsi un avvistamento casuale. Si può dire che è un colpo al cuore che, come i fulmini, non si sa mai quando e dove colpirà. Proprio per questo motivo un incontro con questo squalo non può essere vissuto con serenità. Per la volubilità del comportamento di questo pesce non si può mai essere preparati ad averlo davanti. Magari si è lì tranquilli a godersi un bel pesce farfalla colorato o un paio di pesci pagliaccio che giocano nel loro anemone e ad un certo punto si ha la sensazione che attorno stia passando qualche cosa di scuro. In quei casi la prima cosa a cui si pensa è il cono d’ombra di un gommone di passaggio. Quando però quell’ombra si ferma a pochi metri da te ed inizia a fissarti puoi essere certo che non si tratta di un gommone. In situazioni come queste si possono fare solo tre cose: la prima è continuare a pinneggiare come se niente fosse rimuovendo quella cosa dalla propria vista come dai propri pensieri fregandosene delle possibili conseguenze; la seconda è fermarsi immobili e imbambolati senza sapere cosa fare. La scelta tra queste due possibilità è ininfluente sull’esito dell’incontro perchè intanto qualsiasi cosa si scelga di fare sarà costante la sensazione di vivere un arresto cardiocircolatorio.

Il terzo caso io ancora me lo ricordo. È quando si vive una situazione del genere dopo aver pasturato. In questo caso è certa e forte la sensazione che qualsiasi cosa si faccia sarà una cosa sbagliata.

Ad Abili Gaafar fortunatamente non avevamo pasturato, almeno quello. In ogni caso non solo avremmo dovuto fare un’intera immersione contro corrente, ma avremmo anche dovuto cercare uno squalo tigre che magari in quel momento non aveva voglia di socializzare.

“Sei pronto?” mi ha chiesto Andrea mentre ero profondamente immerso nei miei pensieri e pativo delle fitte alla gamba destra

“No” ho risposto secco disturbato dalle fitte come dai pensieri

“Come no? Tra poco dobbiamo fare il briefing per la prossima immersione e poi...” ha replicato frastornato Andrea

“No. Cioè si, è solo che...”

“Ok. Ho capito. Tranquillo, il briefing lo farò io”

“Ti è venuta un’idea per risolvere questo casino?” ho chiesto speranzoso

“No”

“E allora dove vai?” ho chiesto spaesato

“E allora...? Se non lo ricordi io e te siamo le guide subacquee di questa barca e di solito le guide sono quelle che fanno un briefing prima di ogni immersione. Te lo ricordi ora o no?” mi ha chiesto Andrea sorridendomi

“E... per quella... Per quella cosa lì?” ho domandato apprensivo

“Visto che devi sforzarti per ricordare alcune cose, ricordati che quello che mi hai detto più volte”

“Ovvero?” ho chiesto ingenuamente

“Improvvisazione, fantasia. Vabbè... Io vado a fare il briefing, tu nel frattempo cerca di farti venire in mente qualche cosa. Ma che questa volta sia credibile” mi ha detto Andrea mentre si avviava verso il ponte di poppa.

Confuso e ancora avvolto da pensieri turpi, non potendo fare altro, l’ho seguito.

Arrivati davanti a tutti Andrea ha detto:

“Stiamo raggiungendo il reef dove faremo la nostra seconda immersione di oggi. Esploreremo Abili Gaafar. Anche questo è un alto piccolo torrione madreporico circolare che sorge in mare aperto con alte pareti verticali. Come sempre la nostra profondità massima sarà di...” interrompendosi per un attimo per poi continuare “...40 metri. Qui non potremo andare oltre neanche di un centimetro perché i consumi d’aria, per via della forte corrente, saranno alti. In ogni caso state tranquilli, qui i grossi pelagici, squali compresi, di solito stazionano sempre poco sopra un gradino posto a...” interrompendosi nuovamente per poi riprendere dopo aver vistosamente deglutito “...35, 36 metri che gira attorno al pinnacolo. Raggiungeremo la nostra profondità massima girando a spirale attorno al torrione. Anche se in questo sito la corrente è sempre molto forte per alcuni tratti dovremo per forza nuotarle contro. Come in ogni altra immersione, ancor più qui, dovete sempre seguire la vostra guida. Noi vi guideremo nel miglior percorso possibile affinché non vi affatichiate e magari... compromettiate... l’intera... immersione” ha continuato a dire Andrea rallentando il ritmo del discorso nelle ultime parole per poi riprendere il briefing con uno strano tono “In ogni caso nuotate sempre rasente la parete facendo attenzione a non danneggiare coralli e gorgonie. Anzi... tenetevene sempre a un metro di distanza. Ricordatevi che, facendo questa immersione in una zona di mare aperto, dovremmo interromperla quando il primo di voi arriverà a 50 atmosfere. A quel punto dovremo subito risalire per fare la sosta di rispetto a 5 metri”

Dopo aver finito di illustrare il sito Andrea ha ripassato i dettagli tecnici delle immersioni profonde parlando così della pericolosità dell’affanno e dell’importanza dell’assetto e dello stare vicino al proprio compagno. Io nel frattempo, in ansia per il nostro destino più che dei problemi tecnici, più volte ho lanciato verso Andrea veloci occhiate cercando di capire se nel frattempo gli fosse venuta in mente una qualche idea. Ma niente.

A quanto pareva, a meno di un miracolo, non avremmo potuto fare altro che prepararci per fare un’immersione profonda in un sito notoriamente frequentato da tanti squali di tutte le specie e dimensioni, spesso enormi e imprevedibili. Squali tigre compresi.

Dopo aver finito il briefing, come se la nostra precaria situazione non lo riguardasse, Andrea ha detto:

“E ora andate tutti a prepararvi che già stanno iniziando ad ormeggiare la barca” senza aggiungere altro.

Probabilmente Andrea si era rassegnato ed aveva deciso di affrontare l’inevitabile con tutte le sue conseguenze.

Non vedendo nessun tipo di reazione da parte sua e non potendo fare altro ho abbassato la testa sulla mia attrezzatura da montare mentre mi si irradiava un’ennesima fitta alla gamba destra.

Montato l’erogatore sulla rubinetteria mi sono girato verso Andrea e con disperazione, non per speranza, ho agitato la mano a dita unite in senso di domanda. Proprio mentre lui mi stava rispondendo scuotendo la testa si è sentito un forte boato a cui è seguito un fischio assordante. Aveva ceduto l’O-ring di qualche bombola.

Nell’agitazione di tutti prima ho visto Paolo mettere le mani sul proprio erogatore, subito raggiunto da Andrea e un attimo il frastuono era terminato. Sostituito l’O-ring, rivolgendosi a Paolo, Andrea gli ha detto:

“Hai perso pochissima aria e ora è tutto sistemato. Scendi tranquillo o... vuoi rinunciare all’immersione?”

“No, no. See... Non mi perderei questa immersione per nulla al mondo” gli ha risposto mentre finiva di calzare la muta.

A quel punto Andrea è tornato alla sua bombola e passandomi vicino sottovoce mi ha detto

“Nella vita... Io terrò d’occhio Paolo. Tu controlla gli altri”

Non avendo minimamente capito cosa volesse dire e considerando che tenere sotto controllo i subacquei era già un nostro compito, ho ritenuto che Andrea quella mattina fosse veramente turbato.

Dopo aver messo il jacket sulle spalle, Andrea ha raggiunto il pozzetto di poppa e a voce alta ha detto:

“Io e quelli del mio gruppo entreremo per primi. Gli altri ci seguiranno. Per questioni di sicurezza in questa immersione scenderemo tutti in un’unica fila indiana. Seguite sempre chi vi è davanti”

Perplesso per quello che aveva detto, perchè mai avevamo mai fatto un’immersione in quel modo, anche senza aver capito molto di quel che stava facendo Andrea, l’ho raggiunto sul pozzetto di poppa senza chiedergli nulla.

Quando gli sono stato accanto Andrea mi si è avvicinato all’orecchio e sempre sottovoce mi ha detto

“Tu mettiti in coda e fa in modo che il gruppo resti serrato”

Anche se meravigliato dello strano comportamento di Andrea, che a quanto pare si era dimenticato che io non ero una guida al suo primo giorno di lavoro, rassegnato al nostro destino mi sono calato la maschera sul viso e mi sono preparato a saltare in acqua. Andrea ha fatto lo stesso e solo poco prima di saltare si è girato verso di me e in veloce sequenza mi ha fatto l’occhiolino, un cenno d’assenso con la testa e un mezzo sorriso. Anche se non sapevo quale era il motivo di quel comportamento, sapevo che voleva dire che una qualche idea gli era venuta. Solo cercando di convincermi della mia deduzione speranzosa e fiduciosa sono riuscito ad andare incontro alle mie paure con un po’ meno ansia.

Arrivati ai 5 metri, profondità alla quale normalmente si fa il controllo di avvenuta compensazione, ho notato che Andrea aveva fermato tutti non a ridosso di qualche riparo come normalmente si fa, ma in piena corrente costringendoci a pinneggiare per restare uniti e fermi a mezz’acqua. Dopo aver scambiato l’OK con tutti quelli del mio gruppo l’ho scambiato con Giancarlo il quale dopo ha messo la mano dritta in verticale sulla fronte e poi entrambe davanti a sé per fare il gesto rampante. Non era difficile capire cosa volesse comunicarmi ed io ho avuto subito un crampo al polpaccio destro. A quel punto sono riuscito ad iniziare l’immersione solo convincendomi che era solo la conseguenza del pinneggiamento continuo a cui ci stava obbligando Andrea.

 

Formato ebook: EURO 3,42 (escluse offerte)
Compatibile con ogni tipo di lettore digitale
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Formato cartaceo: EURO 11,27 (escluse offerte)
Copertina flessibile, 203 pagine
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